L’ABC dell’Extreme Carving. Quattroante.

Dal forum di Swoard un ottimo articolo per chi vuole avvicinarsi a questa tecnica.

E' una miniguida rivolta a coloro che vogliono approcciarsi all’extremecarving, senza pretesa di insegnare nulla a nessuno né tanto meno spingere qualcuno a profetizzare una tecnica come migliore assoluta rispetto ad un'altra. Mi è costata ore di lavoro e quindi chiedo solo che lo stesso venga rispettato. Tutto il materiale presente nella guida (foto, video, link ecc.) appartiene ai legittimi proprietari. Gran parte di esso è tratto dal sito Extremecarving.com e dal rispettivo forum, in quanto creatori e punto di ritrovo della tecnica che vado ad approfondire.


Cos’è l’EC?



L’extremecarving (da qui in avanti EC) è una disciplina messa a punto da Jacques Rillet e Patrice Fivat, ideatori e costruttori anche delle tavole specifiche, le Swoard, alla fine degli anni novanta. La tecnica (termine improprio, perche almeno in Italia non è riconosciuta da nessuna federazione né tantomeno insegnata a scopo di lucro) permette, nella sua massima espressione, di concatenare curve condotte completamente sdraiato sulla neve, sia in frontside che in backside, su forti pendenze.



La disciplina si basa sui cardini fondamentali del Push Pull & Rotation (termini che spiegherò più avanti) e lo sdraiarsi sulla neve è solo il punto di arrivo e la spettacolarizzazione della suddetta. 

Non è solo una tecnica per sdraiarsi ma un'altra tecnica di conduzione, basata sulla rotazione. La rotazione viene dal surf da onda ed è insegnata da anni in Svizzera.

Infatti, si puo condurre una tavola utilizzando il Push Pull (da qui in avanti PP) anche su piste poco pendenti, con grande soddisfazione, ovviamente senza doversi sdraiare. Questo perche l’attrito che si genera sulla neve è vinto solamente in caso di pendenza: quindi sul piano, dopo una o due curve sdraiato, ci si ferma inesorabilmente. Per come è studiata la tecnica PP, essa permette di velocizzare il cambio lamina anche su tavole larghe ed inoltre, sfruttando l’ammortizzazione delle gambe, da grandi soddisfazioni anche su neve smossa, cumuli e gobbe.

Difatti, la tecnica PP/EC è anche abbastanza efficace nelle gobbe o su neve primaverile: è possibile carvare ad alta velocità in cattive condizioni… senza piastra.


Attrezzatura



Come per qualunque altra disciplina, l’EC necessita di accorgimenti all’attrezzatura ed è facilitata dall’uso di materiale adatto. Ovviamente, come certi video bislacchi che girano in rete, ci si può sdraiare con tutto (male) ma ciò non toglie che l’utilizzo di una attrezzatura adeguata favorisce di molto l’apprendimento e la soddisfazione della carvata.


Tavola



Le caratteristiche di una tavola da EC, vanno prese direttamente studiando lo shape della tavola migliore studiata per questo scopo, la Swoard Extremecarver.



Una buona tavola da EC deve avere:



– grande rigidità torsionale

O meglio, la rigidità longitudinale non è la stessa su tutta la lunghezza. Deve essere importante fra i piedi, meno in punta e coda. Una tavola con una rigidità torsionale troppo importante in punta / coda (come alcune tavole "full metal") tiene bene sul duro ma si "blocca" in curva e diviene difficile cambiare il raggio durante la curva. Anche la punta potrebbe diventare troppo aggressiva (entra subito in curva) e un po’ pericolosa (generalmente il rocker è messo per rimediare a questo svantaggio).

Regolare la distribuzione del flex torsionale è difficile. 



– raggio di sciancratura attorno ai 12/13 metri.



– centratura delle boccole.



– shape classico con ponte

Il ponte da una tavola più reattiva, con un "pop" più importante. Tante tavole senza ponte sembrano poco vivaci, più pesanti.



– flex omogeneo per tutta la lunghezza.



– larghezza generosa

Per non toccare la neve con gli scarponi. L'idea viene anche dal surf da onda dove il rider è di traverso (+ o -) rispetto alla tavola.



Trovate queste qualità, la tavola è adatta all’EC. Ricordando che lo stato dell’arte è l’Extremecarver, che permette la scelta del flex in base al proprio peso e numero di scarpone, si può cercare, per iniziare, tavole datate ma valide come le vecchie Burton Factory Prime da 173 cm e 178 cm o vecchie F2 Speedster RS.


Attacchi



Le qualità importanti che deve avere un buon attacco da EC sono:



– elevata resistenza meccanica atta a sopportare le sollecitazione dell’EC.



– buon flex laterale.



– minor ingombro possibile.



– leggerezza. Il peso del attrezzatura è uno svantaggio per la tecnica P&P sopratutto durante la fase "Pull": è una ragione perché non ci piacciono tanto attrezzature pesanti come i Bomber TD3 o le piastre. Invece in tecnica classica il peso non è veramente un problema. Attacchi pesanti e piastre funzionano meglio in Classica.



Viste queste caratteristiche, l’attacco migliore presente tutt’ora è l’F2 Race Titanium, che pur essendo molto solido e pesante, mantiene un ottimo flex laterale. La versione Intec è sconsigliata seppur utilizzabile, proprio perché annulla il flex laterale dell’attacco. Una versione ibrida può essere l’utilizzo di attacco a leva anteriore ed Intec al posteriore.



Scarponi


Sono probabilmente la parte piu importante dell’attrezzatura di un Excarver, e di uno snowboarder in generale, e la caratteristica principale che vi deve far propendere per uno scarpone piuttosto che un altro è la calzata. Ognuno ha il suo piede ed ogni scarpone ha una forma che può adattarsi o meno allo stesso. Il resto può essere modificato.



Eh già, modificato, perche non esistono scarponi pensati per l’EC.



Le caratteristiche che deve avere un buon scarpone da EC sono:



– ottimo Forward Flex, ovvero possibilità di piegare avanti il gambaletto.



– minor ingombro possibile dello scafo.



– buona rigidità laterale.



Secondo i praticanti più esperti, il miglior scarpone mai usato è il Northwave .900, sfortunatamente fuori produzione da 15 anni quasi. Racchiude molte delle qualità sopraelencate ma è ormai di difficile reperibilità. Io personalmente li ho avuti, e venduti perche mi facevano malissimo. Hanno dei difetti: i ganci sono antiquati e soggetti a rotture e non sono compatibili in nessun modo con i tacchi intec.



Altri scarponi adatti all’EC sono gli Head Stratos Pro e i Deeluxe simmetrici (225 e 325), ma vanno, a volte anche pesantemente, modificati per permetterne la flessibilità.



A mio modestissimo parere però, il meglio che si puo trovare oggi è la serie Upz (Rc10 ed Rc8): ottima calzata, materiali di qualità, poco ingombro. E modificando il sistema a molla posteriore e sostituendo la linguetta con quella rossa (o limando l’originale) sono perfetti. Gli Upz Atb sono da scartare, perche compensano il maggior Forward Flex con lo spanciamento delle plastiche.



Qui le modifiche dei vari scarponi:

Head Stratos Pro + Accs by Arnaud

http://carvingspot.free.fr//download/mo … CSS_it.pdf



Deeluxe e Raichle by Abrax

viewtopic.php?f=7&t=8443 



Upz dal forum di Extremecarving

viewtopic.php?f=16&t=9315 





Abbigliamento/guanti



Altra cosa importante è l’abbigliamento. Infatti, visto il continuo strusciamento sulla neve, spesso ghiacciata, i vestiti vi si bucheranno facilmente e i guanti sicuramente. Non c’è guanto che tenga: se non protetto, dopo due uscite, ve lo troverete demolito.



Utilizziamo diversi metodi per proteggere gli indumenti: dai sopraguanti da lavoro all’ incollaggio di scampoli di pelle, ma il metodo più diffuso e probabilmente migliore come resa\praticità, è l’utilizzo del Sikaflex Fc11 (o 221). 

Il Sika è un prodotto usato in edilizia e nautica che non è altro che un sigillante (tossico, non mangiatelo) di colore nero, grigio o bianco, che una volta seccato mantiene ottime proprietà e elastiche e di resistenza all’abrasione. In ogni caso, anche il Sikaflex non è eterno, ed ogni tanto, all’ occorrenza va rispalmato. Io consiglio, oltre ai guanti, di “sikare” anche le avambraccia della giacca e i punti dell’anca che sfregano in back, su pantaloni e giacca.



Qui una guida del grande Roosevelt: (di cui non trovo il link originale)

"prima possibilità:

applicazione su tessuto nobile che "accetti" il prodotto, tipo Goretex o similari.

Si procede delimitando la zona da proteggere con del nastro di carta facendo attenzione a non fare angoli ma ammorbidendo le curve del bordo, si tende il più possibile il tessuto cercando di annullare le pieghe (ho ottenuto un discreto risultato riempiendo di carta di giornale appallottolata e pressata la manica della giacca, altrimenti molto difficile da tendere) e si ricava una dima in carta dell'area delimitata dal nastro.

Si riporta la dima su un foglio di plastica trasparente abbastanza spesso, se l'area da rivestire è' molto grande o con una sagoma particolarmente strana, è meglio fare più pezzi da unire a mosaico. Consiglio di lasciare una linguetta all'esterno della dima per facilitare la presa della stessa.

Si mette una pentola con dell'acqua a scaldare sul fuoco e poi vi si immerge il tubetto di Sikaflex, in questo modo la pasta diventa molto più morbida e si stende meglio

Si procede quindi a stendere la pasta sul tessuto, poca, e la si tira con una spatola facendo molta pressione, in questo modo la pasta penetra bene nella trama e fa una base per la successiva applicazione, che invece sarà molto più blanda (si preme appena appena con la spatola) ma con uno strato molto più consistente, qualche mm di spessore.

Si cerca di seguire il bordo di nastro stendendo questo strato in modo uniforme su tutta l'area ma senza diventare matti a curare la superficie a vista.

A questo punto si prende la dima in plastica trasparente e la si spalma di pasta controllando che aderisca bene sul foglio (ecco perché deve essere trasparente), anche qui uno strato di qualche mm pulendo bene i lati.

Tenendo il foglio di plastica spalmato con quella famosa linguetta laterale (che ci saremo premurati di tenere pulita) lo facciamo aderire perfettamente al Sika spalmato sul tessuto, premiamo senza esagerare in modo che i due strati si incollino per non lasciare bolle d'aria ma senza premere troppo altrimenti esce dal bordo del foglio e va a finire sul nastro di carta.

Ora con caaaaalma togliete il nastro di carta dal perimetro facendo attenzione a non sbavare sul tessuto, vi resterà bella incollata la nostra toppa di plastica…

24 h dopo rimuovete la toppa sempre partendo da quella linguettina ma non tirando come matti altrimenti può darsi che si stacchi tutto dal tessuto….et voila, il foglio di plastica lascia la superficie del Sika perffffettamente liscia e, se siete stati bravi, sembrerà a tutti gli effetti una giacca/pantalone/guanto uscito cosi' dalla fabbrica…

Restate sintonizzati per la prossima puntata, quando vi parlerò di cosa fare in presenza di tessuti con molto nylon, che quindi non trattengono troppo il nostro Sikaflex.



Roosevelt"

alternativa è il covergom (grazie a gio73 e Frabass)

viewtopic.php?f=16&t=10791





E se siete alla ricerca di qualcosa di antiproiettile, maxdelay vi da la soluzione:

viewtopic.php?f=16&t=10699





Comunque, visto che il metodo perfetto non l’abbiamo ancora trovato, se sperimentate qualcosa, non siate egoisti, condividetelo!

Un consiglio: comprare l'abbigliamento usato su ebay … 30-40 € per una giacca in ottime condizioni. Spendere 500-600 € per una bella Spyder bucata dopo 2-3 uscite fa male. 

 

Setup della tavola

 

Per poter meglio accostarsi alla tecnica PP, è necessario dare un’impronta al proprio setup, che seppur evidentemente personale, è corretto che segua impostazioni base che facilitino i movimenti adottati dalla tecnica stessa e ne permettano la corretta esecuzione. Alla base di tutto deve rimanere chiaro in mente che il punto di arrivo deve essere l’eliminazione di ogni movimento superfluo alla carvata (braccia, spalle e gambe) al fine di ottenere una buona fluidità del gesto.

Innanzitutto, viste le peculiarità delle tavole adatte al’EC, la centratura degli attacchi rispetto alla lamina effettiva è la prima cosa da applicare, quindi, niente setback ma attacchi regolati in modo che siano simmetrici rispetto al centro della lamina effettiva. Per far questo basta partire dalle boccole centrali della tavola e spostare simmetricamente gli attacchi per regolarne il passo.

Una formula adottata da molti Ecs per determinare una base di partenza è la seguente:

Altezza in cm del rider x 0.275.

 

Esempio per un rider alto 170 cm:

170 x 0.275= 46,75= passo 47 cm.

 

A seconda della comodità di carvata il rider potrà allargare o diminuire il passo, tenendo presente che, viste le basse angolazioni degli attacchi che è efficace tenere, un passo stretto risulterà scomodo e non imprimerà la necessaria rotazione all’attrezzo. Quindi, personalissimo consiglio, abituatevi a tenere un passo più largo di quello che usate di solito.

Ci sono altre decine di formule per calcolarlo, ma le ometto volutamente per non confondere il principiante sottoponendolo ad inutili calcoli antropometrici più da medico che da sarto.

Per quel che riguarda l’angolo degli attacchi bisogna sempre ricordarsi che, viste le elevate angolazioni che la tavola assume sulla neve (anche >85°) è fondamentale che lo scarpone non sporga. Mentre questo aspetto può essere tralasciato nella prima fase di apprendimento, diviene importantissimo per il rider avanzato.

Per assicurarsi che non ci siano spiacevoli sporgenze, inclinare la tavola perpendicolare al pavimento, con scarponi montati negli attacchi, e verificare.

Detto ciò, è corretto tenere l’angolo posteriore dell’attacco quanto piu basso possibile. Su tavole larghe come la Swoard, non è raro usare al posteriore angoli di 45°.

Regolato il posteriore come sopra spiegato, impostate l’angolo dell’attacco anteriore con una differenza positiva di 5-7-10 gradi, a seconda della comodità della posizione ottenuta (da verificare sulla neve).

Esempi di angolazioni usate sono 47-55, 50-55 ecc. rispettivamente posteriore-anteriore.

Il consiglio, salvo patologie (ginocchia valghe o tipo “fantino”) è di evitare ogni tipo di canting o lift agli attacchi: ciò permette di mantenere più feedback nelle sensazioni restituite dalla tavola e di mantenere una flessione delle ginocchia su una linea naturale.

Se proprio volete utilizzare spessori tenete a mente che maggiore sarà l’angolazione degli attacchi, minore sarà il canting e maggiore sarà il lift, viceversa per angolazioni più basse (caso del setup da EC). Ne risulta, idealmente che prossimi ai 90 gradi si utilizzerebbe solo lift, mentre vicini agli 0 gradi useremo solo il canting.

Una parola va spesa anche riguardo il canting del gambaletto dello scarpone di cui alcuni modelli dispongono: vale la regola di cui sopra, se non ci sono casi particolari, va tenuto neutro (anche con altre tecniche).

 

Tecnica 

Derivando direttamente dal surf da onda, come un po’ tutto lo snowboard, l’EC mantiene con esso forti legami.

 

I cardini su cui di basa la tecnica di cui stiam parlando sono Rotazione e Push&Pull.

 

Posizione Base:

Essendo finalizzata all’ eliminazione del superfluo, la tecnica EC ha una posizione base estremamente semplice e rilassata. Questa posizione è quella di scivolamento sulla neve, nel caso si voglia procedere senza che la lamina faccia presa sulla neve e  quindi non si intenda curvare.

In posizione base, il rider è eretto sulla gambe, distese al 90% e quindi pronte ad ammortizzare possibili avvallamenti, le anche e le spalle sono allineate alla direzione degli attacchi, le braccia distese lungo i fianchi. Il busto deve rimanere eretto durante tutta la surfata, con solo piccole variazioni, per mantenere il baricentro il più possibile sopra il centro della tavola.

Assumendo posizioni sedute (busto spezzato) il baricentro si sposta e la pressione sulla lamina diminuisce radicalmente.

Non bisogna assumere nessun tipo di posizione frontale o controruotata rispetto alla direzione in cui procede la tavola, ma abituarsi allo scivolamento laterale.

Esempio della posizione corretta, che vale più di mille parole (tratti dal sito Extremecarving.com):



Immagine



Immagine

 

  

Curva di base:

In questa fase, è importante concentrarsi ad assumere naturalmente la posizione di base sopra descritta e ad eliminare qualunque tipo di controrotazione applicando la Rotazione.

Chiariamo subito che essa stessa parte dalle anche, e non dalle spalle, questo perché sono loro il baricentro da considerare durante la surfata. Dopo un movimento corretto delle anche, tutto il resto seguirà naturalmente. 

Mettiamoci in posizione base e iniziamo a scivolare perpendicolarmente al punto di massima pendenza, in modo da tagliare la pista per la sua larghezza. A questo punto, ruotiamo le anche nella direzione in cui vogliamo curvare. Durante la rotazione, la tavola non gira, ma inizia la curva per inerzia solo alla fine del movimento di rotazione. Lo snowboard inizierà a derapare compiendo quella che viene detta una sbandata controllata, o sliding.

Manteniamo la rotazione fino alla fine della curva e torniamo ad attraversare la pista longitudinalmente. Nella curva fronside, lo sguardo sarà rivolto sopra la spalla anteriore, in quella backside sarà parallelo alla punta della tavola.

In questa fase non vi è presa di spigolo, ma serve ad abituarsi alla rotazione.

Alcuni video esemplificativi (tratti dal sito Extremecarving.com):

 

frontside

http://www.youtube.com/watch?v=F3ZZ025uk-M

 

backside

http://www.youtube.com/watch?v=xnAzB2cF1sQ

 

Curva condotta in Push Pull

 

Sostanzialmente si tratta di una curva di base in cui vi è l'aggiunta del movimento di Push Pull.

Come il termine stesso indica, si tratta di un movimento “spingi” e “tira” effettuato con le gambe. Durante l'esecuzione è consigliato pensare appunto a “spingere la tavola lontani da sé” e “tirare la tavola verso di sé” e non “fletti e distendi”.

Applicando il PP, il cambio della lamina di conduzione avviene attraverso il cross-under: la tavola passa sotto il baricentro (le anche del rider), che rimane fisso. All'opposto, nel cross-over è il baricentro a passare, compiendo un movimento di un pendolo, sopra la tavola.

Dalla posizione di base, attraversando longitudinalmente la pista, flettiamo le gambe e, in posizione flessa, applichiamo la rotazione imparata con la curva base. Finita la rotazione, la tavola inizierà a girare: è ora di cominciare la distensione (Push) delle gambe, mantendendo il busto ruotato. É un movimento dolce e graduale, senza strattoni o punti “morti”.

Giunti a metà dell'arco di curva, e comunque con la punta della tavola che sarà parallela al punto di massima pendenza della pista, iniziamo la fase di flessione (Pull) delle gambe.

Questo movimento permetterà, soprattutto nelle curve sdraiate, di rialzarsi per iniziare la curva successiva.

Ecco i video esemplificativi (tratti dal sito Extremecarving.com):

 

http://www.youtube.com/watch?v=5uSKsTp1Ogs

 

http://www.youtube.com/watch?v=_nPinfq8htw

 

Importante: come possiamo osservare dai video di Patrice e Jacques, il busto rimane sempre eretto, non si assume mai la posizione seduta, in cui è facile incappare soprattutto nel backside.

Prima di cimentarsi nelle curva sdraiate infatti, è necessario prendere confidenza con questo aspetto, che è spesso un ostacolo dettato dalla paura inconscia di non avere un salvagente (le braccia) che potrebbero attutire una eventuale caduta.

 

Curve condotte completamente sdraiato (Fully laied linked turns)

 

La naturale evoluzione delle curve condotte in PP sono le curve condotte sdraiate. Nel fronside sarete a strisciare sulla neve con lo stomaco, le mani, le avambraccia e se vorrete anche la testa. La posizione da assumere quando si assumono inclinazioni estreme in fronside è quella del karateka, ovvero il braccio anteriore sarà piegato a proteggere il viso, come in una posizione di guardia, mentre il posteriore verrà tenuto sopra la testa, come se stessimo per sferrare un pugno micidiale.

Nel backside invece, terremo il braccio posteriore lungo il fianco, senza intralciare il movimento, mentre l'anteriore seguirà l'inclinazione sempre maggiore del rider fino ad essere completamente disteso sopra la testa (posizione “superman”). Strisceremo sulla neve il palmo della mano e il fianco. Sebbene strisciare il più possibile sia un esercizio alquanto spettacolare, è importante mantenere il minor attrito possibile con la neve, in modo da non perdere troppa velocità (e non bucare i vestiti prematuramente).

Dunque, percorriamo come al solito la pista longitudinalmente in posizione di base, flettiamo quanto piu possibile le gambe e ruotiamo il busto in maniera repentina e decisa mettendo la tavola sulla lamina a valle ed iniziamo progressivamente la fase di Push delle gambe.

E' estremamente importante, soprattutto su piste molto ripide, iniziare la curva con la tavola che procede perpendicolare al punto di massima pendenza, od anche leggermente verso monte. Infatti, su una pista molto pendente, se si iniziasse con la tavola già verso valle, si imprimerebbe troppa pressione alla lamina, perché si sommerebbero la forza del movimento di Push con la velocità elevata e si finirebbe col perdere la conduzione.

La fase Push procede fino a metà dell'arco di curva, o comunque fino al punto in cui la tavola è parallela alla pista. In questo momento, se tutto è stato eseguito correttamente, sarete sdraiati sullo stomaco (o sul fianco in backside), ed è il momento di iniziare a “tirare la tavola verso di sé”, fase Pull, per rialzarsi. Mi raccomando, manteniamo la rotazione!

Per concatenare due curve sdraiato non resta quindi che eliminare la transizione, mantenendo le gambe piegate alla fine di una curva, senza distenderle, per iniziare direttamente la curva successiva.

 

Video (tratti dal sito Extremecarving.com)

http://www.youtube.com/watch?v=5Fz2LfRTMBc

 

http://www.youtube.com/watch?v=s1l8e8r9m4Q

 

Questo è invece un video di Ben che racchiude tutto quello che ho scritto riguardo alla tecnica

 

http://www.youtube.com/watch?v=JpjZchZqwyo

 

 

Consigli personali che vi posso dare, da principiante quale sono:

– quando pensate di flettere il piu possibile le gambe, beh, flettete di più!

– non abbiate fretta di sdraiarvi, verrà naturalmente con l'evoluzione. Buttarvi a terra, oltre che rischiare di darvi cattive abitudini, vi metterà di fronte a grossi rischi di infortunio.

– benché banali, partite con le curve basilari ed all'inizio, fate una curva per volta, concentrandovi sull'esecuzione della stessa. Una volta finita, fermatevi, ripensate a quanto avvenuto e ripartite per un'altra curva.

– esercitatevi da soli, lasciate andare avanti gli altri. In questo modo non sarete costretti a tenere il loro passo ma sarete liberi di fare pratica.

– fatevi filmare se potete. Studiate i vostri video e postateli sui forum. Quello che per voi può passare inosservato, per qualcuno potrebbe essere evidente.

– una volta impratichiti con le basi, seguite i raduni, organizzate uscite con altri extremecarver e non curatevi di chi denigra la vostra tecnica (soprattutto da chi non ha mai nemmeno provato a metterla in pratica).

– utilizzate sempre la sola tecnica che volete imparare. E' già molto difficile padroneggiare dei movimenti, figuriamoci eseguire più tecniche nell'arco di una giornata. Se scegliete l'EC, dedicatevi ad esso per un periodo sufficiente, accantonando altre tecniche.

– divertitevi. Sembra banale ma è sempre la cosa piu importante. Se notate che non vi piace avere la neve a 10 cm dalla faccia, non vi piace essere più lenti degli sciatori o dei vostri amici racer, poco male, avrete comunque aumentato il vostro bagaglio di esperienza per approcciarvi ad altre tecniche che vi appagheranno maggiormente.

 

Ringrazio Extremecarving.com per tutto il materiale che ho utilizzato, Arnaud per la supervisione e Bradipo per la correzione, nonché coloro che hanno partecipato con consigli, correzioni e stimoli per la creazione di questa guida.

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